Salentini,si nasce

salentini

Si leggono svariate considerazioni in merito all’essere salentini: de lu munnu cittadini… Lu Salentu lu mare lu sule e lu ientu. Personalmente mi piace pensare al salentino come ad un fico d’india. Comu (come)???? Si, avete letto bene. Il fico d’india è spinoso, con lunghi tempi di maturazione, difficile da raccogliere, difficile da sbucciare.

Ma, una volta scoperto il frutto, al primo morso si dimentica ogni spina e ci si lascia trasportare dalla morbidezza e dalla voluttuosità della polpa. Si può dire che il fico d’india sia un frutto la cui pianta ha in sé quel tanto di barocco e, con un poco di immaginazione, lo si può associare agli altari esuberanti degli scultori salentini di inizio Seicento.

La pianta del fico d’india cresce con pochissima acqua ed ha bisogno di tanto sole, mi stupisco ancora oggi quando ne scopro una crescere a ridosso di un muro a secco, circondata da pietre, solitaria ma con tanto di pale verdi e frutti pieni di vita.

La stessa sensazione di stupore che si prova quando scendendo verso un qualunque posto di mare si scorge un angolo di paradisco nascosto ed il celeste dell’acqua ti rapisce e ti senti a casa. Il salentino è orgoglioso delle sue origini ed altrettanto geloso della sua terra così è felice di sentirne le lodi, per il mare, le bellezze artistiche, il cibo, l’ospitalità … ma è altrettanto rude, come le spine del fico d’india, nel sentire la sua terra violata da razzismi di qualunque matrice, da qualunquismi spiccioli.

In definitiva sono salentina è quando parte la pizzica in qualunque posto io sia e qualunque cosa io stia facendo …. le gambe partono da sole e si balla e si sente il profumo del mare ed il sapore del fico d’india, tutto in un solo tripudio tra il sacro ed il profano.

Ma siamo sicuri che si chiama fico d’India e non fico del Salento???

Salentina Doc cittadina dellu munnu

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