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Il mare per quanto scorresse in lunghe ondate rigonfie,
sembrava immobile, e alla superficie era lucido come
piombo ondulato quando si raffredda
e deposita nello stampo di fusione.
(H. Melville)
L'esistenza dell'Oceano Indiano è nota
agli Europei sin da tempi antichissimi; sicuramente lo conoscevano Alessandro Magno ed i
Romani del periodo del Tardo Impero. Tuttavia, per moltissimo tempo, l'oceano fu
soprattutto un mare interno, navigato prima dai Cinesi e in seguito dagli Indiani. Furono
i marinai arabi che per primi tracciarono delle vere e proprie rotte commerciali tra
l'Asia, l'Africa e l'Europa dando vita a un florido commercio e rendendo l'Oceano Indiano
economicamente importante, mentre gli europei avevano contatti con l'Asia esclusivamente
per via terreste. La ragione di ciò probabilmente va ricercata nelle difficoltà che
presentava la navigazione in acque che richiedevano un'esatta conoscenza dei venti per
poter affrontare le calme equatoriali o i temibilissimi tifoni. Il primo europeo a
doppiare il Capo di Buona Speranza e ad approdare sulle coste dell'India fu Vasco de
Gama nel 1497. Le isole dell'oceano furono subito contese tra le potenze europee,
soprattutto Inghilterra e Francia, anche se per secoli vennero usate solo come scalo lungo
la rotta delle Indie e frequentate dai pirati che avevano abbandonato il Mar dei Caraibi.
Anche il turismo ha scoperto solo di recente le isole dell'Oceano Indiano e solo da poco
più di venti anni le Seichelles, le Maldive, Mauritius sono entrate nelle proposte dei
tour operator.
L'Oceano Indiano con i suoi 74.900.000 kmq è il più piccolo
dei tre oceani, ha una profondità media di 3850 mt. e si estende prevalentemente
nell'emisfero Australe, tra le coste dell'Asia e dell'Africa Orientale; da qui corre
convenzionalmente lungo il 20° meridiano Est fino a lambire l'Antartico; verso oriente
tocca i bordi della Tasmania e dell'Australia, l'arcipelago della Sonda, Sumatra, per
finire sulle coste malesi. Numerosi sono i mari interni, come il mar di Timor, il Golfo
del Bengala, il mar Arabico che si prolunga nel Golfo Persico e nel mar Rosso. Sulla sua
superficie sono disseminate numerose isole, alcune delle quali molto piccole come le Maldive,
le Seichelless, le Comore o le Andamane, mentre altre, come Sri
Lanka, ma soprattutto il Madagascar, sono di ragguardevole estensione. Alcune
di queste isole hanno visto affermarsi civiltà antiche e raffinate, altre sono rimaste
disabitate sino all'inizio dell'epoca moderna.
Le medesime onde lavano i moli delle nuove
città californiane, soltanto ieri fondate dalla più recente razza umana, e lambiscono
gli orli scoloriti ma ancora superbi delle terre asiatiche, più antiche di Abramo, mentre
dappertutto, nel mezzo, fluttuano vie lattee di isole coralline e bassi, infiniti,
sconosciuti arcipelaghi ed impenetrabili Giapponi
(H Melville)
Nell'anno 1513 lo spagnolo Vasco Nunez
de Balboa attraversato listmo centro-americano vide per la prima volta le acque
di grande oceano sino ad allora sconosciuto; capì così che Colombo non sarebbe mai
potuto arrivare a toccare le coste dell'Asia, perché il continente americano si
frapponeva fra lAtlantico e il nuovo oceano. Ma certamente non poteva ancora sapere
di trovarsi di fronte alla più grande distesa d'acqua del mondo, da sola più grande
degli altri due oceani all'epoca conosciuti: l'Atlantico e l'Indiano. Il Pacifico,
infatti, occupa un'area di 180 milioni di kmq, la sua profondità media è di 4282 mt,
anche se la fossa delle Marianne arriva a 11.022 mt sotto il livello del mare. L'Oceano
Pacifico bagna le coste dell'Asia, dell'America, dell'Oceania, e dell'Antartico. I suoi
confini sono quasi sempre ben definiti, tranne in qualche tratto, come nella zona
australo-indonesiana dove è difficile distinguerlo dalle acque dell'Oceano Indiano.
Il Pacifico si divide in vari mari: ad ovest si trovano i mari
Cinesi (Meridionale e Orientale), il Mar Giallo, il Mar del Giappone
e quello di Ohotsk; a sud-ovest, tra l'Australia, la Nuova Zelanda e la Nuova
Guinea, si trovano il Mar dei Coralli, il Mare di Bismark e quello di Tasman;
ad oriente l'unico mare ben delimitato è il Golfo di California e a Sud il Mare
di Ross.
Nel 1519 Magellano navigando lungo le coste meridionali
del nuovo continente, trovò il passaggio fra l'Atlantico e quell'altro oceano al quale
diede il nome di Pacifico. Nome ingannevole, poiché, data la sua vastità, il moto ondoso
è molto sviluppato, la zona australe è quasi sempre in tempesta ed onde alte e violente
caratterizzano il canale di Drake ed il passaggio di Capo Horn; per non
parlare dei frequenti maremoti, in grado di generare onde alte sino a 30 mt che si
abbattono con effetti apocalittici sulle coste. La rotta tracciata da Magellano spinse
altri navigatori, fra cui Francis Drake, a percorrere le sconosciute acque del
Pacifico. Ma fu James Cook, nel corso dei suoi tre viaggi compiuti tra il 1768 ed
il 1779, a consentire una conoscenza aprrofondita e dettagliata delle rotte attraverso
lOceano.
Nel Pacifico vi sono ben diecimila isole, formate sia da
piccoli anelli corallini che da coni vulcanici che svettano anche a 4000 mt di altezza;
tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno sono distribuiti i tre grandi gruppi
delle isole pacifiche: Micronesia, Melanesia e Polinesia.
La scoperta delle isole del Pacifico, stranamente, non
provocò negli Europei una colonizzazione stabile delle nuove terre. Solo a partire dal
XIX secolo cominciò l'occupazione di isole che inizialmente furono utilizzate come
colonie di deportazione, specialmente dagli Inglesi che a tale scopo si insediarono a Norfolk
e nellAustralia orientale. Dalla seconda metà del XIX secolo in poi l'Olanda, la
Francia, gli Stati Uniti e soprattutto l'Inghilterra promossero l'avvio di una
colonizzazione vera e propria. Le isole del Pacifico, per la loro primitiva bellezza,
attrassero nel corso dell'Ottocento molti intellettuali ed artisti europei tra cui Gauguin
che a Tahiti soggiornò a lungo immortalando nelle sue tele i volti degli indigeni e i
colori delle isole. Anche se oggi il turismo di massa ha invaso alcune isole rompendone
l'incanto, resta tuttavia sostanzialmente immutato il fascino di queste terre che si
trovano "dall'altra parte del mondo" e delle chiare notti equatoriali quando nel
cielo brilla la Croce del Sud.